L'appello della Caritas. Nel corso del convegno sui 40 anni di Caritas Italiana, il presidente tocca i nodi critici: persone e famiglie vulnerabili, precarietà giovanile, nuove povertà non solo economiche ma anche relazionali. "Siamo chiamati a conoscere e ascoltare".
La vulnerabilità crescente delle persone e delle famiglie, la precarietà del mondo giovanile, la criticità del Mezzogiorno, le incertezze del contesto europeo e dell’immigrazione nell’ottica globale: sono questi i “segnali preoccupanti” che le Caritas diocesane e parrocchiali “non possono non cogliere” e che vengono analizzati da Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e presidente di Caritas Italiana.
Intervenendo, con una sua prolusione iniziale, al 35esimo Convegno nazionale delle Caritas diocesane “La Chiesa che educa servendo la carità”, il vescovo Merisi dà il via ad una tre giorni che celebra il quarantennale di Caritas Italiana e che si concluderà giovedì prossimo, 24 novembre, con un’udienza concessa in Vaticano da Benedetto XVI. “Non ci possiamo dimenticare – afferma il presidente di Caritas Italiana - che oggi siamo tutti di fronte ad una situazione seria e grave che nessuno può limitarsi a subire, ma che chiede ad ognuno un impegno positivo e responsabile, per una piena mobilitazione e valorizzazione di tutte le energie, contro ogni tentazione di egoismo individuale e corporativo”.
“Siamo convinti – spiega ancora - che il futuro passi per decisioni difficili ma lungimiranti, da assumere al più presto, a tutti i livelli di responsabilità, sulla base di un quadro informativo ampio e condiviso”. Merisi parla della “crescente vulnerabilità delle persone e delle famiglie”, di un “quadro di povertà complesso e multidimensionale, che tocca aree dell’intero Paese” e in cui “le famiglie continuano a pagare in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte nel mercato del lavoro e una progressiva erosione di risorse”. Non solo però una povertà dipendente dall’assenza di reddito, ma anche dall’assenza di istruzione, assistenza sanitaria, occupazione, sicurezza, relazionalità sociale e affettiva. “Il carattere non solo economico ma antropologico del fenomeno della povertà e delle nuove povertà deve indurci – dice - a considerare l’urgenza di efficaci politiche di contrasto insieme all’incidenza della dimensione relazionale, culturale ed etica”.
In occasione del convegno che festeggia i 40 anni di Caritas Italiana, vengono forniti i dati della presenza della Caritas Italiana nella società. Sono 2.832 i Centri di Ascolto (diocesani e parrocchiali), con 191 Osservatori diocesani delle povertà e delle risorse e 196 Laboratori diocesani per le Caritas parrocchiali. Con il bando 2010 del servizio civile sono stati 760 i giovani immessi in servizio civile: in Italia 724, presso 55 Caritas diocesane, a cui si aggiungono 36 all’estero. Con l’otto per mille, nel periodo 2001-2010 sono stati realizzati 1.045 progetti di oltre 180 Caritas diocesane; 78 milioni di euro investiti in tali progetti, che hanno previsto una partecipazione economica diretta delle Diocesi per circa 67 milioni di euro; sono 171 progetti destinati al sostegno della rete dei Centri di Ascolto.
Nel periodo precedente, il 2009-2010, sono stati 204 progetti approvati a 119 Caritas diocesane, per un valore di 12,3 milioni di euro richiesti alla Cei e una compartecipazione delle Caritas di 10,5 milioni di euro. Sul versante dell’attività anti-crisi economica, sono 68 le Fondazioni antiracket e antiusura, cui si aggiungono 806 iniziative anti-crisi economica attive presso 203 diocesi. Di queste, 133 sono progetti di micro-credito socio-assistenziale, 131 fondi diocesani di emergenza, 120 progetti di orientamento al lavoro, 70 progetti di microcredito per le imprese, 55 servizi per il problema casa e 45 empori e botteghe solidali.
Il Censimento della Consulta ecclesiale nazionale degli organismi socio-assistenziali mette in evidenza la presenza di 1.613 Servizi socio-assistenziali e sanitari promossi dalle Caritas diocesane, di cui 1.269 servizi socio-sanitari e sociali non residenziali; 311 servizi socio-sanitari residenziali e 33 servizi sanitari. Nel settore socio-assistenziale, le Caritas diocesane promuovono 580 centri di erogazione beni primari, 130 servizi residenziali per le persone senza dimora, 106 mense, 78 servizi residenziali per famiglie in difficoltà e 66 centri di ascolto per immigrati. Le risorse umane coinvolte nei servizi promossi dalle Caritas diocesane ammontano a 30.902 operatori in totale, di cui 27.630 sono volontari.
Infine, nel mondo sono 56 i paesi dove sono stati realizzati decine di progetti e 297 microprogetti e 140 le iniziative condotte da un centinaio di Caritas in Italia nell’ambito della campagna Zero Poverty, in occasione del 2010 Anno europeo di lotta alla povertà. Merisi sottolinea che i numeri non rappresentano “una semplice conta delle opere e dei servizi”, perché questi ultimi, “in un’ottica di scelta pastorale, rappresentano luoghi, strumenti, progettualità, occasioni di incontro, di ascolto e relazioni con le persone, soprattutto con quelle in situazione di precarietà, fragilità e povertà”.
(Redattore Sociale)
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