L'ex sindaco di Sesto San Giovanni, al centro di un'inchiesta per numerosi casi di tangenti, convocato dalla commissione di garanzia: "Pronto a ricostruire i fatti".
"Una vicenda dolorosa". Pier Luigi Bersani non riesce a trovare parole più amare per definire il caso Penati. Ma avverte: "Da noi non sentirete mai parlare di complotti". Per questo, per "tutelare il buon nome del Pd", convoca per il 5 settembre la commissione di garanzia del partito. Quella che lui stesso chiama "il nostro tribunale interno". Arrivato al Meeting di Cl a Rimini, di passaggio nel giorno del via alla Festa democratica di Pesaro, il segretario pd affronta subito il nodo più spinoso: l'indagine della procura di Monza sull'ex presidente della provincia di Milano, ed ex capo della sua segreteria politica, accusato di corruzione.
"Si rispetta l'operato della magistratura e non le si mettono ostacoli - risponde ai giornalisti - siamo tutti uguali davanti alla legge. Chi è coinvolto in indagini, come dice il nostro stringente codice etico, fa un passo indietro. Penati ne ha fatti tre o quattro. E questo gli va riconosciuto".
Filippo Penati si è autosospeso dal Pd e alla notizia della convocazione della commissione di garanzia risponde con una nota: "Sono pronto a ricostruire i fatti, metto a disposizione i miei avvocati per chiarire gli aspetti tecnico-giuridici". Dovrà portare la sua verità, e convincere i suoi colleghi. Altrimenti, potrebbe scattare l'espulsione.
Sull'opportunità di rinunciare alla prescrizione riconosciuta dal gip però Penati tace, e Bersani chiarisce: "Sarà lui a dover valutare".
da milano.repubblica.it
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