Passeggiando per le vie del centro di Limbiate sembra di essere tornati alla fine degli anni ottanta del secolo scorso. Quando era stata coniata l’espressione “serranda selvaggia”. Tutto è chiuso. A ben guardare, il fatto che le tantissime agenzie immobiliari siano chiuse non mi tange più di tanto. È però con molto rammarico che noto che anche i negozi di alimentari siano pressoché tutti chiusi, fatta eccezione per la Cooperativa di consumo di viale Piave.
Dall’apertura dei centri commerciali, più o meno grossi (Carrefour ed Eurospin), la tendenza a tirare giù le serrande in modo globale si è diffusa sempre più. Tanto c’è il centro commerciale, che ha tutto.
Già. Peccato che è necessario considerare che non tutti possono raggiungere quotidianamente il centro commerciale. In particolare le persone anziane. Sì, proprio loro, le persone per cui sono stati costruiti ed inaugurati in pompa magna centri sempre più grandi e funzionali (ben vengano, sia chiaro).
Ma è necessario ricordare anche che, oltre al divertimento, bisogna provvedere ad assicurare le necessità primarie delle persone.
Ecco quindi che un impegno per effettuare una programmazione delle chiusure o quantomeno la diffusione di un elenco degli esercizi aperti (come fatto in altri comuni a noi vicini) potrebbe già essere qualcosa.
Così come forse sarebbe ora di rimettere mano al piano del commercio (sempre che ne esista uno), per studiare una riorganizzazione degli esercizi commerciali. È triste, per me, vedere che ci sono moltissime agenzie immobiliari e banche o affini e pochi negozi generici. Altri comuni (Cesano Maderno, Bollate e Saronno, per esempio) hanno sistemato e recuperato il loro centro, dandogli nuova vita. Anche altrove ci sono grossi centri commerciali ma questo non ha portato alla chiusura dei piccoli negozi.
Chi governa una città deve saper guardare anche al lungo periodo e non solo all’immediato, che può dare un apprezzamento e un consenso che però sarà effimero, visto che poi si verrà dimenticati, se nulla resta.
Vedere il centro del paese vuoto non è il massimo. Sia in estate che in inverno. Limbiate non è una metropoli dispersiva, si può e si deve recuperarne l’identità di comunità.
Voglio fare un’ultima precisazione: queste osservazioni sono fatte da un ragazzo che vuole bene a Limbiate, che ha deciso di rimanerci anziché fuggire in altri paesi o all’estero, pur avendo avuto e avendo tuttora la possibilità di farlo. Non sono critiche pretestuose, visto che sono formulate anche delle proposte. Mi auguro di non leggere più sui giornali repliche piccate da parte del Sindaco che riprende gli slogan del capo del governo contro la “sinistra disfattista”.
Ho esposto un fatto e proposto una soluzione. Discutiamone, se si vuole davvero il bene della città. Altrimenti mi ritengo libero di pensare che in realtà, oltre alla mancanza di volontà, ci sia anche una mancanza di capacità, per cui si lasciano le cose come sono, sperando che qualcosa capiti prima o poi.
Pietro Cuppari, del coordinamento PD Limbiate
Limbiate - Territorio