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Faccio il medico anestesista e osservo da “dentro” gli accadimenti che coinvolgono, da molto tempo, la sanità pubblica.

Negli ultimi due anni, in alcuni piccoli e medi ospedali lombardi, per diversi motivi, abbiamo assistito ad un drastico calo negli organici di personale medico specializzato; oltre che infermieri ho visto sparire anestesisti, pediatri, ginecologi e medici di pronto soccorso: questo ha portato per ora, solo in alcuni ospedali, alla chiusura di alcuni reparti e all’indebolimento dei Pronto Soccorso.

Attualmente possiamo dire che, oltre a non riuscire ad assicurare adeguate prestazioni di cura, alle quali si aggiunge l’allungamento delle liste d’attesa per interventi non urgenti, rischiamo la chiusura di alcuni presidi.
In questo contesto assistiamo allo sviluppo ed alla notevole buona salute degli ospedali privati.
È ormai quasi ultimato il monoblocco del nuovo Ospedale Galeazzi in zona Expo, ove andrebbero a confluire le attività di tre attuali ospedali del gruppo San Donato, (Ist Galeazzi, Clinica San Siro, Clinica Sant’Ambrogio) oltre a molte altre strutture piccole e medie come, ad esempio, i molti laboratori analisi o multidisciplinari.

E allora farsi delle domande, da medico e da cittadino è d’obbligo: in questo contesto di povertà di personale come si assicureranno le sopracitate strutture private, gli specialisti e gli infermieri necessari? Il privato diverrà l’unico punto di riferimento per i cittadini?

Si continuerà a perseguire quel sottile ricatto che rende meno agevole accedere alle prestazioni erogate attraverso il Servizio Sanitario Regionale, gratuite? A causa delle lunghe liste d’attesa si continuerà a “costringere” i cittadini a pagarsi le prestazioni per averle in tempi ragionevoli? Una volta sbaragliata la concorrenza del pubblico a quale sistema andremo incontro? Un modello americano che cura solo chi può permetterselo?

La possibilità che la Sanità sia sempre più a pagamento e quindi una merce di lusso, è più reale?

Mentre scrivo queste righe, mi rendo conto di avere più domande che risposte, che in parte riguardano la mia professione, la mia vita e il modo di guardare la cura, quindi lascio aperte queste domande, perché ognuno di noi possa rivolgersi ai propri rappresentanti politici di riferimento, chiedendo a gran voce impegno, motivazione e nuova consapevolezza.

La frase “non sarà come prima” così diverrà un’espressione di speranza, per ricevere risposte convincenti e attuare un vero cambiamento.
Certo, il mio Partito, da vent’anni, è in opposizione, ma i nostri Consiglieri Regionali devono continuare a mettere in atto strategie per trovare soluzioni e recuperare i propri elettori, tornare al governo a cambiare le cose.

Voglio risposte, idee chiare e proposte realizzabili, solo così saremo promotori del cambiamento.
Nuovi specialisti dovrebbero arrivare copiosi nei prossimi anni, vorrei poterli accogliere nel mio ospedale pubblico.

Alessandro Robbiati

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