Provenzano: A Tajani dico: con voi il filorusso Salvini.

“Il nostro partito è quello che con più coerenza, a livello nazionale ed europeo, si è schierato al fianco dell’Ucraina. La ragione per cui l’abbiamo fatto è il doveroso rispetto del diritto internazionale, che per noi vale sempre, non fino a un certo punto. Il sostegno, anche militare, per noi discende non da un ordine della Nato o da qualche calcolo geopolitico, ma dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che sancisce la legittima difesa dell’aggredito. Tajani dovrebbe ricordarsi che è suo dovere fare il ministro degli Esteri, non il provocatore. Da chi stava con il cappellino Maga in mano alla corte di Trump non prendiamo lezioni sulla democrazia”. Lo afferma Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Purtroppo noi abbiamo già oggi, unico grande Paese europeo, un vicepremier filorusso – sottolinea Provenzano -. Si chiama Matteo Salvini, e non di rado smentisce la politica estera di Tajani nel silenzio di Meloni. L’ambiguità è di chi, in questi mesi, ha lasciato che si facesse strame del diritto internazionale e del multilateralismo, in favore dell’affermazione della politica di potenza e della legge del più forte. Che è esattamente ciò che accomuna l’ideologia di guerra di Putin, Trump e Netanyahu. Il nostro compito è costruire un’alternativa a tutto questo”.

Il vostro alleato Giuseppe Conte sostiene che la Russia non è una minaccia per l’Europa. La pensate così anche voi del Pd?

“Dopo quattro anni di invasione criminale dell’Ucraina, mentre l’Italia scopre la capacità di penetrazione e interferenza del regime, non è necessario ricorrere all’argomento di uno scontro diretto per cogliere l’entità della minaccia putiniana. E non solo per la sicurezza e la democrazia in Europa ma per l’ordine internazionale. Su questo, purtroppo, non è l’unica minaccia”.

E allora perché, come osserva il ministro Tajani, non avete preso ufficialmente le distanze dalle parole di Giuseppe Conte sulla Russia?

“Vedo al lavoro forze distanti e convergenti che vorrebbero riportarci al 2022. La scelta unitaria di Schlein non sarà messa in discussione, costruiremo una coalizione per battere la destra peggiore di sempre. Certo che ci sono nodi da sciogliere, con chiarezza. Da una prospettiva progressista, vorrei discutessimo non se la minaccia alla pace esiste, ma come reagire e neutralizzarla. La via non è il riarmo sbilanciato e scoordinato dei singoli Stati, ma la costruzione di una vera difesa europea. E una forte iniziativa diplomatica, con il protagonismo fin qui mancato dell’Europa, che accompagni e non certo sostituisca il sacrosanto sostegno all’Ucraina. Senza il quale però non avremmo avuto pace, ma resa e trionfo dell’aggressore”.

Il Partito democratico chiede di intensificare l’offensiva diplomatica: è difficile però aprire un negoziato con chi non si vuole neppure sedere al tavolo.

“Per la verità, la necessità di una via diplomatica è sempre più diffusa. Avrei preferito vedere l’Italia con Francia, Germania e Gran Bretagna nel primo serio tentativo negoziale europeo. Putin ha mostrato al mondo di non volere nemmeno un cessate il fuoco. Ma è una strada da abbandonare? Nemmeno Zelensky lo chiede. Anzi, va rilanciata con l’individuazione di un inviato dell’Unione europea, che lavori a una prospettiva di pace meno ingiusta e meno insicura di quella che l’estate scorsa avevano concordato Trump e Putin in Alaska, sulla testa degli ucraini e degli europei”.

In politica estera in questo momento c’è il grande tema del riarmo…

“Che noi tutti contrastiamo, anche perché consentirà nei fatti soprattutto il riarmo tedesco, non la costruzione della difesa europea. Abbiamo avanzato proposte credibili, su questo. E sostenuto tutti quegli strumenti (come Edip o Safe) che, per quanto parziali, andavano in quella direzione. Ma serve molto altro, un piano di investimenti comuni finanziato con debito comune, non solo sulla sicurezza, ma sull’autonomia strategica europea, che significa anche energia, industria, coesione sociale. Su tutto questo Meloni è non pervenuta, pensa solo ai migranti. L’aumento delle spese militari sui bilanci nazionali, con l’impegno assunto in sede Nato per compiacere Trump, del 5% del Pil, non è solo irrealistico, ma comporterebbe lo smantellamento del modello sociale europeo. E si risolverà in un aumento degli acquisti dall’industria bellica americana”.

Fonte: Corriere della Sera

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