A famiglie e imprese servono risposte ora!

“Non siamo contro la ricerca e l’innovazione, ma sono le stesse dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin a chiarire: anche nello scenario più ottimistico, le prime produzioni arriverebbero nella prima metà degli anni Trenta. Il problema è che le bollette e la competitività delle imprese non sono questioni del 2035: sono questioni del 2026. Che risposte diamo oggi alle famiglie e alle imprese? Al Governo ricordo che nel nostro Paese la produzione industriale ha chiuso in rosso per il terzo anno di fila nel 2025.

In una delega in bianco al governo, che di nuovo considera il parlamento un inutile orpello, si parla di nucleare sostenibile, ma le tecnologie sulle quali puntano non sono ancora disponibili su scala commerciale. Si chiede agli italiani un atto di fede su tecnologie ancora in fase di sviluppo e dai costi incerti.

Prima di annunciare il futuro, o almeno contemporaneamente, volendo essere buoni, sarebbe corretto affrontare le questioni  per le quali non si è fatto nulla in quattro anni. Intanto cittadini e imprese aspettano e pagano il prezzo dell’energia tra i più alti in Europa.”

Così Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, green Economy e Agenda 2023 nella segreteria nazionale del Pd.


IL GOVERNO METTE A RISCHI LE RINNOVABILI

La Camera ha approvato la legge delega in materia di energia nucleare con 155 voti favorevoli, 86 voti contrari e 8 astenuti. 
Il PD ha votato contro, per numerose ragioni.
Innanzitutto è una delega molto ampia e sostanzialmente in bianco, con il Parlamento lasciato ai margini. Il punto non è che non si possa discutere di nucleare ma il modo in cui si decide di farlo, con quali dati, quali garanzie e quale trasparenza. E questa delega, purtroppo, lo fa in modo profondamente sbagliato. 
Perché è una delega senza numeri, non contiene infatti alcuna base istruttoria finanziaria, alcuna analisi comparativa tra opzioni energetiche, alcuna quantificazione degli effetti sulla finanza pubblica e sui consumatori; è senza coperture, non chiarisce chi paga il conto del programma nucleare, in quale forma e con quali garanzie per la collettività; e infine non chiarisce tempi e modalità di gestione del nucleare esistente per quanto attiene a decommissioning e deposito nazionale.
Di fatto viene delegata al Governo l'intera politica energetica nazionale per i prossimi decenni senza che il Parlamento sia chiamato a decidere più nulla di sostanziale.
E questo aspetto è ancor più grave se si pensa che il nucleare in Italia non è una pagina bianca.
Gli italiani, infatti, si sono espressi in due consultazioni referendarie, quella del 1987 e quella del 2011, in quest’ultima circostanza il voto contrario superò il 94 per cento e andarono a votare oltre 25 milioni di persone. Questo dato non può essere cancellato come se non esistesse.

I rischi concreti che derivano da questo impianto normativo sono:

  • il rallentamento della transizione energetica per effetto di un implicito indebolimento delle rinnovabili;
  • il rallentamento del processo di decommissioning e di individuazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, aggravato dalla riapertura alle autocandidature approvata in Commissione;
  • l’esposizione dei cittadini a costi imprevisti attraverso la fiscalità generale o le bollette; gli squilibri territoriali legati a localizzazioni decise senza adeguate garanzie partecipative;
  • l’incoerenza con gli obiettivi europei di decarbonizzazione.

La posizione del PD è stata fin da subito molto concreta e pragmatica, portando il Gruppo ha presentare un pacchetto di emendamenti per chiedere:

1 — La modifica dell'oggetto della delega

Restringere e ridefinire i confini della delega: escludere la produzione nucleare commerciale e concentrarsi sulle attività di ricerca e sviluppo nel campo della fissione, sul programma di fusione nucleare, e sulla disciplina del decommissioning e della gestione dei rifiuti radioattivi.

2 — Il rafforzamento del controllo parlamentare

Eliminazione del meccanismo di silenzio-assenso; ampliamento dei termini per i pareri parlamentari (da 30 a 90 giorni); obbligo di riesame da parte delle Commissioni; clausola di revisione con relazioni periodiche al Parlamento.

3 — Un’analisi economica puntuale e comparata

Condizione economica preliminare all'esercizio della delega: previa predisposizione di un'analisi LCOE comparata tra nucleare e rinnovabili e accumuli, con verifica della sostenibilità finanziaria e trasmissione al Parlamento.

4 — La priorità alla sicurezza e alla gestione del pregresso

Gerarchia vincolante: prima i decreti sul decommissioning, sullo smantellamento degli impianti esistenti e sulla gestione dei rifiuti radioattivi, e solo dopo i decreti sulla produzione commerciale.

5 — Una governance nucleare: l'Autorità indipendente

Istituzione obbligatoria dell'Autorità amministrativa indipendente nazionale per la sicurezza nucleare, in coerenza con le Direttive Euratom 2009/71 e 2011/70. Non una valutazione discrezionale ma un obbligo di delega.

6 — Lo stop alla socializzazione del rischio

Sistema organico di garanzie finanziarie a tutela di utenti e contribuenti: divieto di meccanismi che trasferiscano il rischio finanziario ai consumatori; clausola di salvaguardia tariffaria; obbligo di fondo di accantonamento segregato per i costi di decommissioning.

7 — La tutela del territorio, dell’ambiente e della trasparenza

Sottoposizione del Programma nazionale nucleare a VAS; obblighi di partecipazione pubblica nei procedimenti di localizzazione; misure compensative ambientali e territoriali a carico degli operatori; portale pubblico di trasparenza con tutti i dati economici e finanziari degli impianti autorizzati.

Tutte proposte nel merito che però la maggioranza di centrodestra e il Governo Meloni hanno deciso di bocciare.

Deputati PD

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